Le richieste della Rete della Pace di Bergamo ai candidati

Le richieste della Rete della Pace di Bergamo ai candidati

A meno di un mese dall’importante e delicato appuntamento elettorale nazionale e regionale, diciassette tra associazioni, sindacati e organizzazioni del terzo settore di Bergamo, riuniti nella Rete della Pace (quella che si chiamava, fino a poco tempo fa, Tavola) invitano i candidati a riflettere sui temi della pace e a sottoscrivere un documento dettagliato con una serie di impegni.

Fanno parte della Rete della Pace: Auser, CGIL, CISL, Cooperativa Ruah, Donne in Nero, Fondazione La Porta, Il Seme, Gherim/Amandla, Mani amiche, Donne Internazionali, UPF, Acli, Proteo, Arci, Libera, Caritas Diocesana Bergamasca, Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro.

Il testo è stato inviato a tutti i candidati. Sulla pagina Facebook della rete sarà possibile, in tempo reale, vedere i nomi di chi deciderà di sottoscrivere il documento.

Porta la Pace

La Rete della Pace di Bergamo, già Tavola della Pace di Bergamo, riunisce alcune realtà che nel territorio bergamasco si occupano del tema della Pace. Questo documento riassume in poche righe quello che la Rete ritiene debba essere tenuto ben presente dai candidati alle prossime elezioni nazionale e regionali. Vuole essere anche un appello a tutti i cittadini perché la loro espressione di voto sia reale e concreta, perché solo se tutti siamo partecipi della vita politica alcune cose possono cambiare.

Comunicazione in politica

Le parole hanno un potere grande: danno forma al pensiero, trasmettono conoscenza, aiutano a cooperare, costruiscono visioni, incantano, guariscono e fanno innamorare. Ma le parole possono anche ferire, offendere, calunniare, ingannare, distruggere, emarginare, negando con questo l’umanità stessa di noi parlanti. La campagna elettorale del 2018 è già caratterizzata da un linguaggio forte e in molti casi violento.

Come Rete della Pace di Bergamo, chiediamo ai candidati di:

•Comunicare in modo rispettoso e non insultare l’avversario, evitando messaggi razzisti, sessisti e/o discriminatori.

•Scegliere le parole da utilizzare consapevoli delle conseguenze che queste possono avere.

•Non interrompere gli interlocutori, anche quando non sono condivise le loro opinioni.

•Comunicare senza parole di odio o di violenza nei confronti di altri soggetti e/o interlocutori, sia online che off line.

•Verificare le notizie, le fonti e i dati prima di citarli, sia sui media tradizionali che per i new media.

•Durante la futura legislatura impegnarsi a promuovere percorsi di formazione e percorsi educativi che abbiano come obiettivo l’impiego di un linguaggio non violento.

Politica degli armamenti e difesa

È da tre legislature che assistiamo ad un aumento degli investimenti per gli armamenti e le spese militari. Riteniamo un pericolo reale il non riuscire a controllare l’influenza sia palese che occulta della macchina industriale e militare di difesa, correndo così il rischio che le politiche governative ne siano sempre più influenzate e controllate.

Per l’anno 2018 l’Italia destinerà circa 25 miliardi di euro alle spese militari, pari a oltre 68 milioni di euro al giorno, 2,8 milioni di euro all’ora, 46.6 mila euro al minuto. Ciò si traduce in un lieve incremento anche in termini di percentuale del PIL: 1,41% (contro il 1,40% del 2017).

Come Rete della Pace di Bergamo, chiediamo ai candidati di:

•Farsi promotori, in ogni sede possibile, di un Esercito Europeo che sappia essere espressione operativa delle scelte prese delle Nazioni Unite per conto del nostro continente.

•Portare avanti la proposta di legge di iniziativa popolare (consegnata alle camere nel 2014 e ferma dal 2015 alle commissioni affari costituzioni e difesa) per una difesa civile non violenta, che riconosce a livello istituzionale una forma di difesa alternativa a quella militare, denominata “Difesa civile, non armata e nonviolenta”, quale strumento di difesa che non comporti l’uso delle armi e alternativo a quello militare.

•Fare in modo che le armi atomiche presenti sul territorio nazionale (50 bombe atomiche: 30 nella base di Aviano e 20 a Ghedi) lascino l’Italia: con la loro stessa presenza rappresentano una minaccia per tutti.

•Legiferare in tema di accesso alle armi perché riteniamo che la lotta al mercato nero delle armi debba diventare attività prioritaria delle nostre forze investigative e delle nostre forze dell’ordine ed inoltre rendere più difficile l’iter per accedere legalmente alle armi e al porto d’armi.

Migrazione-integrazione-interazione

Dal 2014 stiamo assistendo ad una importante ondata migratoria proveniente, per quanto riguarda il nostro Paese, principalmente dall’Africa subsahariana. Nel 2017, dopo gli accordi con la Libia, si è evidenziato un drastico calo degli sbarchi, ma molte persone continuano a fuggire dai loro paesi colpiti da guerre, dittature, persecuzioni, catastrofi naturali e climatiche e carestie. Certi del fatto che nessun muro o barriera potrà bloccare un fenomeno di questa portata, in difesa del diritto e del dovere di ogni essere umano di cercare il meglio per la propria vita, consapevoli del fatto che non può esistere vera integrazione senza una reale interazione sociale e culturale, come Rete della Pace di Bergamo, chiediamo ai candidati di:

•Discutere in Parlamento la Legge di iniziativa popolare “Ero straniero” per il superamento della Legge Bossi-Fini.

•Revisionare il trattato di Dublino, per una più equa e obbligatoria distribuzione dei migranti e per consentire ad ogni persona di poter chiedere asilo in qualsiasi paese. In questo senso chiediamo l’attuazione di una politica europea comune anche e soprattutto in materia di migrazioni.

•Velocizzare l’iter per il riconoscimento dell’asilo politico e delle altre protezioni poste in essere.

•Promuovere percorsi scolastici che vertano sull’armonizzazione delle culture con programmi di lavoro interculturali e multietnici per vivere la diversità, fin dai primi anni di istruzione, come risorsa e non come limite.

•Riprendere in esame e approvare lo Ius Culturae temperato.

•Facilitare l’arrivo dei migranti attraverso la promozione e il potenziamento di corridoi umanitari in modo da rendere sicuri i viaggi e allo stesso tempo combattere la tratta di essere umani.

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