Hellas Verona, lunga agonia senza fine. Unica speranza: un progetto per il futuro

Hellas Verona, lunga agonia senza fine. Unica speranza: un progetto per il futuro

Hellas Verona, lunga agonia senza fine. Unica speranza: un progetto per il futuro
La Voce di Venezia

Un anno di purgatorio e l’Hellas Verona che torna in serie A

Sampdoria – Hellas Verona 2 a 0 e tutti a casa.

Sinceramente parlare ancora di calcio a Verona è attività superflua, credere ancor alla salvezza dopo l’ennesima partita dove i Gialloblù non hanno mai impensierito gli avversari e dove nel primo tempo, con maggiore attenzione i Blucerchiati potevano chiudere il primo tempo sul cinque a zero è ridicolo. Chi ci crede è bravo.

Oramai è chiaro che mister Pecchia non verrebbe sollevato dall’incarico nemmeno in caso di sconfitta casalinga per dieci a zero con il Benevento, questioni economiche certamente. Però, sarebbe bastato un segnale, anche la promozione dell’allenatore in seconda Corrent o della primavera.

Lo stesso calciomercato di riparazione è stata la dimostrazione che la prima a non crederci è la stessa Società, le parole di Pecchia che parla di una squadra uscita “più equilibrata” fanno rimpiangere la fine del silenzio stampa.

Se la squadra inadeguata alla serie A è certamente colpa della dirigenza (che non investe più da anni), la mancanza di gioco e cattiveria però competono all’allenatore e questa è la sua maggior colpa. Oltre a rimescolare sempre la formazione con giocatori in mille ruoli diversi e solitamente non in quello naturale. Sarò una persona che vede il calcio all’antica ma in questi casi amo ripetere le parole del più grande allenatore che si è seduto proprio sulla panchina degli scaligeri, Osvaldo Bagnoli: il terzino fa il terzino, il mediano fa il mediano e il centroavanti fa il centroavanti. Per prima cosa chiedere al giocatore dove preferisce giocare e costruire la formazione di conseguenza.

In questo modo non è detto che questa rosa si sarebbe salvata ma con la mediocrità generale, qualche punto in più ci sarebbe sicuramente stato.

Su una cosa, a rischio di risultare antipatico, do ragione a Pecchia, all’ambiente ostile.

I tifosi allo stadio hanno si sempre tifato e sostenuto la squadre (anche questo aspetto sarebbe da discutere, le così dette brigate di una volta erano tutt’altro mondo), anche se ormai si passa più il tempo a insultare gli avversari ma l’ambiente non è solo stadio.

I fischi e gli insulti all’allenatore durante la lettura della formazione, sono solo la punta dell’iceberg; basta parlare con i tifosi e farsi un giro online per avere il vero pensiero generale. Dai più tranquilli “Pecchia incapace” al “Pecchia copate”, fino ad altri inviti e insulti decisamente troppo coloriti per essere riportati in un articolo.

Si potrebbe dire che tutti sono liberi di esprimere le proprie opinioni ma la verità è che Pecchia veniva contestato anche quando le cose andavano bene. Quando in serie B la squadra esprimeva davvero un gran gioco, esisteva comunque una antipatia “a pelle”, dovuta a chissà quale ragione (per me territoriale). La verità è che Fabio Pecchia fa l’allenatore e si limita a quello, evitando cene e pranzi con la tifoseria, come gestioni tecniche precedenti. Un distacco giusto nell’ambiente lavorativo.

In tutto questo, il presidente Maurizio Setti comunica con città e tifosi attraverso una lettera.

Parole che confermano la volontà di non investire ma nel credere in una società che si deva auto-alimentare, un elogio nel proprio lavoro che però dimostrano di una totale mancanza di progetto.

Setti punta dal primo giorno che è proprietario al settore giovanile ma a conti fatti non si sono visti grandi risultati, o meglio, quelli visti vengono subito venduti. Quest’anno ad esempio, perché invece di far maturare Kean della Juventus, non si è puntato sul giovane fatto in casa Tupta? Perché si vuole far emergere Fares facendolo giocare in un ruolo palesemente inadatto alle sue caratteristiche, rischiando solamente di svalutarlo.

Ha fatto capire che Filippo Fusco non sarà più il direttore sportivo dal prossimo anno e questa è l’ennesima dimostrazione di totale mancanza di programmazione; altro che modello Borussia Dortmund. Tre direttori in sei anni e tre allenatori non è un progetto. Per avere risultati nel calcio, serve continuità e Verona sponda Hellas non l’ha più avuta da anni.

Bisogna ripartire dalla serie B con le idee chiare e magari un po’ di veronesità in società. Un Mauro Gibellini dietro la scrivania e qualche ex scudettato in sede, almeno per far ritrovare fiducia all’ambiente.

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